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Le audizioni alla Flic

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Continuiamo con il blog degli allievi, dove i nostri ragazzi condividono i loro pensieri ed emozioni. E’ la volta di Gaia, allieva acrobata alla corda del I anno. Ci parla delle audizioni Flic di questa estate

Un paio di settimane fa ci è stato chiesto di pensare a momenti della nostra vita nei quali abbiamo avvertito quel senso di invincibilità, quella sensazione di libertà assoluta, e altri nei quali, viceversa, ci siamo sentiti imprigionati, costretti, giudicati.
Tra questi ricordi c’erano sicuramente le audizioni flic di quest’estate. Le emozioni di quei tre giorni, infatti, sono state contrastanti: da una parte la paura di non farcela, la pressione di un giudizio, il controllo di ogni gesto nella speranza di dare una buona impressione. Dall’altra, l’adrenalina e l’eccitazione del momento, la voglia di dare il massimo, ma anche la gioia di trovarsi improvvisamente immersi in questo mondo bizzarro, travolti da lingue e culture diverse.
Altra emozione dominante è stata l’ansia: un’ansia diversa, quasi adrenalinica, che ti spinge a dare il massimo e ad ottenere risultati inaspettati, migliori delle aspettative. Questa full immersion di emozioni ci ha accompagnati per tutta la durata delle audizioni, fino a giungere al colloquio con gli insegnanti e scoprire che le persone che fino a qualche ora prima vedevi distanti, irraggiungibili e che quasi temevi, durante il colloquio riuscivano a trasmetterti una certa tranquillità.
Questi tre giorni, almeno per quanto mi riguarda, si sono conclusi con un’ultima grande emozione: La gioia. La gioia, e forse anche lo stupore, nello scoprire di essere stata ammessa alla scuola. Credo di essere stata immobile davanti a quel tabellone, tra incredulità e felicità, almeno un paio di minuti, ma poi la felicità ha prevalso, e ho avvertito un senso di leggerezza portato dalla soddisfazione, quella di aver realizzato un sogno. Il primo di tanti, si spera.
Gaia Panero, acrobata alla corda aerea del I anno
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Il primo Circo in Pillole

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Inauguriamo il Blog Allievi con un articolo sull’esperienza del primo Circo in Pillole Tracce , scritto da Carlo, allievo giocoliere del I anno… Buona lettura!

il primo circo in pillole ha preso il nome di “tracce”, come quelle lasciate su un foglio quando si ha un idea non ancora definita di un disegno, uno schizzo preparatorio, a mettere sempre più in evidenza lo stato iniziale dei nostri progetti. un circo in pillole all’insegna del gioco per il primo anno, come in effetti dal gioco molti di noi hanno conosciuto il circo. entrando a fatica, quasi buttati davanti al pubblico nella nostra prima scena, come individui singoli, ci siamo uniti in gruppi, e poi abbiamo preso coscienza della nostra collettività, gridando i nostri nomi, toccandoci, urlando, ma soprattutto “giocando” liberamente tutti assieme, finendo il nostro collettivo con una “foto di gruppo”, in cui ci mostriamo uniti davanti al pubblico, raccontando le nostre storie, nelle nostre lingue, anche senza che qualcuno ci ascolti o ci capisca. tornando indietro con la mentalità fino a quella dei bambini che giocano, abbiamo capito e forse fatto capire a chi ci guardava come il nostro nuovo percorso rinizi quasi da zero, come se stessimo cercando di diventare adulti, non circensi, giocando, non allenandoci. un piccolo collettivo in mezzo allo spettacolo, che lascia solo una traccia di noi al pubblico. la creazione del nostro collettivo a portato a delle prove serene, allegre, fatte da momenti di vero gioco, che ci prendeva, impegnandoci mente e corpo nel vincere la partita, e non nell’ansia prespettacolo. abbiamo stretto legami tornando piccoli, scambiandoci i giochi ai quali giocavamo quando bambini similmente il secondo e il terzo anno hanno iniziato la loro creazione dallo studio e interiorizzazione di un animale e del suo comportamento, senza sfociare nella pantomima esplicita o nello stereotipo, come a indicare un lavoro che inizia da uno stato istintivo e libero, quasi primordiale, ma anche creativo e ponderato. questi animali erano quasi invisibili negli attori, erano solo tracce, che hanno portato la regia verso la creazione delle scene e delle transizioni. una regia che ha lasciato comunque molto liberi gli artisti di creare e gestire le scene, specie dal punto di vista dei pezzi tecnici, lasciati quasi completamente in mano agli allievi che in alcuni casi hanno dovuto unire diverse persone della stessa specialità in una sola scena. anche qui, “tracce” dei futuri progetti personali per chi ha portato il proprio attrezzo in scena. il primo circo in pillole ci ha fatto rinascere, sia a chi è entrato in scena per la prima volta, sia a chi ha portato il proprio attrezzo davanti al pubblico. ci ha dato la voglia di continuare a creare insieme, e di approfondire i nostri legami. un’esperienza affrontata con energia e allegria, che ci ha reso più allegri ed energici e mi sono tanto emozionato per via della qualità di tutto ciò.

Carlo Cerato, Giocoliere del I anno